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Fisco e società
QUANDO UNA MODIFICA NON FA MAI MALE !

Le nuove disposizioni fiscali attenuano il salasso cui le società sportive dilettantistiche sono costrette a sottostare dopo l'emanazione della legge 398/91

Come è risaputo le nuove disposizioni fiscali, attuate sin dalla scorsa stagione a seconda di quale tipo di esercizio d'imposta si fosse scelto (giugno/settembre oppure gennaio/dicembre), hanno lasciato il segno nell'amministrazione delle società sportive dilettantistiche, in quanto solo in rare occasioni la legge distingueva tra sport professionistico e sport dilettantistico. Tutta una serie di disposizioni, infatti, obbliga le società, anche i piccoli o piccolissimi club, a mantenere schiere di commercialisti per potersi districare nella nuove norme tributarie.

Non ci sono stati stravolgimenti, ma piccoli ritocchi mirati a sostenere le società dilettantistiche. A fronte di un diminuito coefficiente di redditività, si è passati dal 6% al 3% attuale, da applicare nella compilazione del modello Unico della dichiarazione dei redditi (ma quali sodalizi dilettantistici hanno tasse da pagare se i loro bilanci sono, nel 101% dei casi, in passivo o se tali bilanci vanno in pareggio per ulteriori esborsi dei responsabili societari?), di un alzamento del tetto tassabile dai 130 milioni circa precedenti ai 360 attuali e dell'eliminazione dell'imposta sugli spettacoli del 9% da pagarsi alla SIAE (che per manifestazioni sportive non esisterà più!), c'è stata la legnata dell'IVA che dall'abbattimento del 66% sui corrispettivi si è passati al 50% e dalla medesima aliquota del 66%, all'abbattimento di solo un 10% sulle fatture di sponsorizzazione e di pubblicità.

L'IVA, come noto, la stragrande maggioranza delle società la dovrà pagare in banca o all'ufficio postale entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre di riferimento (per esempio, si dovrà pagare entro il 16 maggio l'IVA inerente il primo trimestre dell'anno). Qualora, tuttavia, si dovessero organizzare manifestazioni sportive di appoggio (tornei, feste sociali etc.) la nuova legge prevede, per le società che hanno optato per il regime forfettario, l'esenzione da IRPEG e IRAP per un massimo di 100 milioni e per sole due volte per esercizio finanziario.

Le nuove modifiche, comunque, hanno concesso qualche "pillola", tipo l'abolizione dell'obbligo della certificazione bancaria o postale dei versamenti o degli incassi superiori alle 100.000 lire, portando questo limite a 1 milione di lire. E' stato spostato, pare al prossimo mese di ottobre, l'obbligo di dotarsi dei "misuratori fiscali" per consentire l'emissione dei titoli d'accesso (i biglietti per entrare nei campi!), in quanto esiste l'incertezza nel determinare le caratteristiche di tali apparecchiature (o non forse per la pressione delle società professionistiche che avevano di già venduto centinaia di abbonamenti?).

Rimane, sempre, l'obbligo di tenere un registro sul quale indicare, mese per mese, tutte le entrate e le uscite, anche se si ha optato per il regime forfettario (ma allora il "forfait" a cosa serve?). Per sommi capi queste le nuove disposizioni emanate, anche se è facile intuire che ben poca cosa di positivo otterranno le nostre società dilettantistiche dai cambiamenti indicati, vessate come sono e da sempre, da gente che continua, continua e ancora continua a confondere il calcio dei miliardi dal calcio del sudore… non solo del campo!

Andrea Coppo

 

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