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LA SEDUTA DI ALLENAMENTO NELLE SQUADRE DILETTANTI

Le particolari condizioni in cui si svolgono le sedute di allenamento delle squadre di dilettanti impongono alcune riflessioni. Una grande parte delle pubblicazioni sull’allenamento sono state rivolte all’allenamento dei professionisti, con i quali è sicuramente più facile programmare per una serie di ragioni facilmente comprensibili (prime fra tutte la completa disponibilità e la continuità di allenamento).

Nella maggior parte dei casi il numero delle sedute in una settimana è assai ridotto. Quattro sedute rappresentano già un livello superiore alla media; più comunemente ne sono previste tre, spesso due. Naturalmente le considerazioni sono relative al periodo di campionato o alle settimane immediatamente precedenti il suo inizio.

Distribuzione delle sedute di allenamento nella settimana.

Un primo problema che si pone è la distribuzione nei giorni della settimana (compatibilmente con una disponibilità completa degli impianti). Partendo dalla considerazione che il giorno dopo la partita viene opportunamente considerato di riposo, ci restano 5 giorni su cui distribuire le sedute.

Se gli allenamenti previsti sono quattro si impone all’allenatore una scelta relativa all’ultimo allenamento prima della partita, se farlo il giorno precedente o lasciare un giorno di riposo.

A favore dell’allenamento nel giorno precedente c’è la considerazione che, ripetendo le impostazioni tattiche sia di gioco sia di palle inattive a favore e contro, si dovrebbe favorire una memorizzazione più efficace perché più recente. Oltre a questo si potrebbe cercare una brillantezza sia di movimenti sia di riflessi attraverso esercitazioni di prontezza e di stimolo delle reazioni muscolari. Lo svantaggio può essere costituito dalla necessità di mantenere l’impegno sufficientemente ridotto per non intaccare le riserve sia energetiche sia psichiche e condurre ad un affaticamento non recuperabile completamente: di fatto le sedute di allenamento con un carico impegnativo e quindi efficacemente allenante si riducono a tre.

A favore della programmazione con un giorno di riposo prima della partita depone la possibilità reale di condurre tutte le sedute con un buon carico di lavoro (secondo una corretta programmazione) e quindi un effetto allenante sicuramente più efficace. Il giorno di riposo può poi consentire un buon recupero di energie e di riacquisizione di freschezza generale.

Il problema si pone in modo diverso se gli allenamenti sono tre, perché in questo caso il giorno precedente la partita sarà preferibilmente di riposo. La distribuzione con due giorni di allenamento, uno di riposo e il terzo di allenamento due giorni prima della partita, consente di programmare le prime due sedute consecutive di carico elevato con una buona possibilità di recupero nel giorno di riposo. La terza seduta, che sarà seguita ancora da un giorno di recupero, potrà comunque essere condotta con buona intensità, indirizzando il lavoro verso capacità che mantengono elevate le capacità di velocità e di prontezza. L’affaticamento tuttavia, anche in questo caso, non dovrà mai superare le soglie di massima recuperabilità.

L’altra organizzazione (un giorno di allenamento, uno di recupero e due di allenamento) pone sicuramente qualche problema di programmazione in più, soprattutto per la distribuzione dei carichi. In effetti il carico totale di lavoro dovrà essere leggermente inferiore per consentire un recupero efficace.

Se si dovesse scendere ancora a due sedute settimanali, il carico, che già non può essere molto elevato con tre sedute, perde molto della sua efficacia. Infatti le due sedute dovranno necessariamente dare spazio alle esercitazioni tecniche, alle partite a tutto campo e alle partitelle, che, senz’altro valide per la preparazione tecnico-tattica, sono tuttavia poco valutabili e poco programmabili agli effetti dell’impegno individuale, ma soprattutto tolgono tempo all’allenamento delle singole capacità. Inoltre due giorni di sosta (inevitabili) comportano sicuramente una diminuzione dell’adattamento dell’organismo che scende sensibilmente nelle capacità di prestazione; queste, come sappiamo, sono avvantaggiate dalla continuità dell’allenamento.

 

Abbinamento e collocazione dell’allenamento di capacità diverse nella stessa seduta

Un altro problema che si pone è quello relativo alla distribuzione delle esercitazioni indirizzate al miglioramento delle diverse capacità.

Si può affermare che, in ambito dilettantistico, praticamente tutte le sedute di allenamento finiscono per avere un carattere misto per consentire di interessare, oltre alle capacità tecnico-tattiche, più di una capacità fisica.

Di qui la necessità, al momento della programmazione di una seduta di allenamento, di considerare, dovendo fare delle scelte, se esiste un ordine nel quale le capacità fisiche vanno allenate e se si possono avere abbinamenti di capacità più o meno favorevoli. Tra le capacità non ci preoccupiamo della flessibilità che viene comunque chiamata in causa in tutte le sedute sia per la prevenzione degli infortuni (a inizio seduta come parte del riscaldamento), sia per la predisposizione ad un recupero più favorevole (a fine seduta, per contrastare l’inevitabile tendenza all’accorciamento e alla perdita di elasticità muscolare indotte dall’allenamento). La nostra attenzione sarà quindi rivolta alla velocità, alla forza e alla resistenza (negli inevitabili limiti di spazio che ci possiamo concedere). Tenendo conto dei principi dell’allenamento di ognuna di esse, siamo portati ad affermare che:

a) La velocità, che richiede condizioni di freschezza, sia per il raggiungimento di valori massimali o submassimali sia per diminuire nel rischio di incidenti muscolari, verrà di necessità collocata all’inizio della seduta, immediatamente dopo il riscaldamento iniziale. Non esistono quindi particolari problemi per l'abbinamento con la capacità di resistenza: quest’ultima potrà essere condizionata soltanto nel carico e nella quantità di lavoro, in quanto l’organismo è già stato un poco affaticato dall’allenamento precedente. Anche la capacità di forza può seguire la velocità senza particolari problemi, anche se, per la forza veloce, la stanchezza, soprattutto di carattere nervoso, derivante dall’allenamento della velocità, può costituire un fattore limitante non trascurabile. In effetti entrambe le forme di allenamento incidono sulle stesse capacità nervose e muscolari e vanno considerate parallele.

Potremo quindi avere, nella stessa seduta, l'allenamento della velocità e poi della forza, oppure prima il lavoro per la velocità e poi per la resistenza. Quando si prevedono due sedute di allenamento la settimana è anche possibile prevedere, nella stessa seduta, esercizi in successione per la velocità, per la forza e per la resistenza. In questo caso la perdita di efficacia per le singole capacità sarebbe ovviamente rilevante.

b) La forza specificamente richiesta dal gioco del calcio è particolarmente quella veloce. Anche se le metodologie di preparazione prevedono un intervento sulla forza massima per poter poi migliorare al meglio la forza veloce, nell’allenamento della quasi totalità delle squadre dilettanti è praticamente impossibile realizzare questa condizione. Questo sia per mancanza di attrezzature adatte sia perché, con il numero di sedute e i tempi di allenamento ridotti, è praticamente impossibile trovare il tempo materiale per realizzarlo. Nella migliore delle ipotesi si può tentare di impostare una forma di lavoro misto (forza massima + forza veloce).

L’allenamento della forza può essere senz’altro previsto nella prima parte della seduta, dopo il riscaldamento. Ma, nel caso in cui nella prima parte della seduta è previsto l’allenamento della velocità, può benissimo collocarsi nella parte centrale, come abbiamo già detto. In effetti le due forme di lavoro sono perfettamente complementari e possono quindi caratterizzare l’obiettivo generale della seduta.

L’abbinamento con la resistenza, che viene allenata in un secondo tempo, non influenza il lavoro per la forza. come già si è visto per la velocità.

c) Resistenza - La collocazione nell’ambito della seduta dell’allenamento della resistenza può essere ricavata direttamente da quanto visto in relazione alla velocità e alla forza.

Possiamo osservare che, delle tre capacità condizionali, è certamente quella il cui allenamento diretto può essere limitato. Infatti la resistenza del calciatore migliora anche come conseguenza dell’allenamento delle altre capacità e in particolare di quello tecnico, a condizione che essi siano condotti con ritmo sostenuto e con pause di recupero tendenzialmente brevi.

Si possono trovare valide motivazioni per precedere dell’allenamento specifico della resistenza come momento di chiusura della seduta. In tal modo l’allenatore o il preparatore (o, meglio ancora, entrambi) possono valutare il ritmo al quale è stata sostenuta la seduta in generale, le quantità di lavoro proposte e l’impegno profuso dai giocatori e adeguare la quantità e l’intensità degli esercizi allenanti.

Concludendo, potremo avere i seguenti abbinamenti:

Velocità + Forza

Forza + Resistenza

Velocità + Resistenza

(Velocità e forza + Resistenza)

Distribuzione degli allenamenti delle diverse capacità nella programmazione settimanale.

Vediamo ora come possiamo programmare la distribuzione degli allenamenti rivolti alle diverse capacità fisiche. Ad essi vanno abbinati gli allenamenti tecnici e tattici: l’esperienza ci ha dimostrato che, mantenendo molto elastica la programmazione, si ottengono risultati molto efficaci se le esercitazioni con la palla presentano caratteristiche analoghe alla capacità fisica di cui è previsto l’allenamento. Per spiegarci meglio all’allenamento della velocità, può seguire una esercitazione in cui sono ancora previsti tratti veloci o molto veloci. In tal modo si completa il lavoro con una forma molto appropriata di trasformazione (cioè la velocità allenata viene trasportata nel gesto tecnico specifico). Lo stesso vale per le altre capacità.

Giuseppe Trucchi

Coordinatore Tecnico Facoltà Scienze Motorie
Università di Torino

 

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