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Il calcio in rosa inizia a scuola

Sul litorale romano l'occasione per la prima di una serie di iniziative lanciate dal Settore Giovanile e Scolastico, dedicate a diffondere il calcio fra le bambine e le ragazze sui banchi di scuola. Grande la partecipazione.

Se il futuro del calcio femminile passa dallo sviluppo dell'attività di base, allora il Settore Giovanile e Scolastico ha fatto centro. A febbraio è infatti partita la prima di una serie di iniziative previste da Antonio Papponetti ed i suoi principali collaboratori per lo sviluppo del football in rosa, in particolar modo nelle fasce d'età più basse. Due appuntamenti con le scuole del litorale romano, a Fiumicino e Nettuno, che hanno riscosso successo e consensi, ma che soprattutto hanno dimostrato un interesse tra i ragazzi degli istituti coinvolti che forse, alla vigilia, era difficile immaginare.

Un esercito di potenziali interessate
In entrambe le occasioni la platea si è rivelata ben interessata, dimostrando di aspirare a breve a conquistare spazio e dignità maggiori di quelli attuali. Per chi, come gli adolescenti di oggi, fa "indigestione" di calcio dalla mattina alla sera, non è certo facile approcciarsi ad una visione nuova del calcio, diversa da quella che la cultura dello show-business ci propina in tutti i modi. I segnali positivi non sono di certo mancati, tra cui uno su tutti: le più interessate, quelle maggiormente prodighe di domande e quesiti si sono dimostrate le bambine più piccole, ossia le atlete comprese fra gli otto ed i dodici anni.

E' un segnale importante, su cui riflettere e ragionare per avviare una programmazione, nel futuro, dell'attività promozionale del Calcio Femminile. Un aspetto che va a motivare ancor più la voglia di miglioramento che il calcio donne ha. Oggi in Italia esiste di fatto un universo femminile che cresce con il mito del calcio ed è un mondo fatto soprattutto di giovanissime. Se si riuscirà a fornire gli strumenti ideali a questo "esercito" di appassionate, allora la passione potrebbe sfociare nella pratica agonistica ed il Calcio Femminile avrà a disposizione una base ricchissima da cui attingere e su cui operare.

Il primo passaggio fondamentale è quello della scuola. È lì che bisogna diffondere un messaggio nuovo, diverso da quello che porta a ritenere come verità assoluta l'uguaglianza "calcio uguale uomini". In Italia le difficoltà del Calcio Femminile, oltre che dalle evidenti problematiche strutturali, nascono soprattutto da un discorso di cultura.

"Purtroppo ancora oggi si continua a parlare di Calcio Femminile, ma il calcio è calcio e basta - ha detto Betty Bavagnoli, allenatore in seconda della Nazionale italiana, agli studenti di Fiumicino -. Poi esistono campionati maschili e femminili, come negli altri sport, ma la disciplina è la stessa. Ed allora sarebbe più giusto parlare di calcio al femminile, per evitare anche questa "discriminazione" culturale, ovviando ad un approccio già sbagliato di per sé". E' quindi necessario creare basi diverse e cercare di sensibilizzare quella che è la cellula di socializzazione primaria per eccellenza e cioè la scuola.

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